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Fondazione Adriano Bernareggi

La Fondazione “Adriano Bernareggi” è uno degli strumenti pastorali della diocesi di Bergamo. Come tale partecipa secondo il suo specifico, che è quello di una cura della coscienza culturale, al compito di evangelizzazione in cui la chiesa di Bergamo è impegnata nel proprio territorio. Dal punto di vista della coscienza cristiana questo compito è dettato dal principio che l’essenza evangelica della memoria i Gesù è destinata a tutti. Nel linguaggio della teologia tutto questo si dice “destinazione universale ella rivelazione”. Ma il modo del vangelo di essere destinato a tutti non è principalmente l’estensione numerica dell’appartenenza istituzionale alla religione. È anzitutto quello di elevare a dignità teologale la ricerca umana del senso nella quale la fede, proprio quella che anche Gesù riconosce nei suoi interlocutori, è già da sempre in azione. Il vangelo annuncia il senso ultimo di quello che è già da sempre nell’uomo.

La cultura è precisamente lo spazio di elaborazione simbolica di quello che, con espressione felice, è stato definito “l’umano che è comune”. Perciò lavorare nel campo della cultura con intenzione pastorale non significa anzitutto pianificare la diffusione pubblica dei contenuti religiosi della fede, ma
accudire, con spirito partecipe e con disposizione all’ascolto, lo spazio comune dell’elaborazione simbolica dell’umano. La cultura possiede un autentico spessore cristiano ed evangelico solo quando nel contempo possiede reale consistenza umana.

In secondo luogo, il modo cristiano di fare cultura consiste principalmente nell’essere compiuta con tutto il rigore che questo compito richiede. Una cultura cristiana è una cultura che sta all’altezza del suo oggetto. In questo senso le attese di una esigenza divulgativa, quando si trasforma semplicemente in mancanza di rigore, non vanno a servizio di un incontro più efficace con l’ascolto di tutti: finisce semplicemente per impoverire il necessario alimento di ciascuno. L’istituzione culturale  deve naturalmente essere attenta a prevedere anche forme di divulgazione mirata ed efficace. Tuttavia i luoghi della mediazione devono essere altri.

È naturale che in quanto strumento della pastorale diocesana, la Fondazione è particolarmente attenta alle ragioni specifiche che la cultura cristiana aspira a condividere con chiunque ricerchi con serietà il senso delle cose. Non lo farà tuttavia in forma apologetica. Tantomeno con interesse corporativo. Anche la cura e lo studio dei temi più esplicitamente legati alla cultura cristiana vengono offerti alla riflessione di tutti in quanto essi riguardano già lo spazio comune della ricerca del senso. A queste condizioni, uno dei compiti principali della Fondazione Bernareggi è quello di promuovere la cultura cristiana nelle sue implicazioni più universali e nelle sue forme più alte.

Rimanere nel criterio di un lavoro non precipitosamente confessionalistico, vale a dire non preoccupato anzitutto della pubblica divulgazione di specifici punti di vista legati all’elaborazione dogmatica del cristianesimo, non deve valere come una scelta tattica in vista di future e più redditizie posizioni, ma rappresenta la forma specificamente evangelica dell’interesse ecclesiale per la cultura. Non si tratta perciò di una forma preambolare di annuncio più esplicito. Il Regno di Dio si annuncia nella sollecitudine con cui i suoi discepoli concorrono ad elaborare la cultura di tutti. Da questo lavoro la coscienza cristiana stessa acquisisce stimoli e competenze ad articolare con più profonda perspicacia la sua comprensione dell’evangelo. Esiste in esso un tesoro nascosto che resterebbe inesplorato senza le nuove domande poste ogni volta in forma nuova dalla cultura di tutti gli umani. Il mondo cristiano di stare nella cultura è mettersi in ascolto di quelle domande. Con competenza, con fraternità, con discernimento. Senza tutto questo la cultura cristiana si riduce a una delle molte ideologie che hanno transitato lungo il corso della storia. Vale a dire che smette di essere cristiana.

Questi criteri di fondo configurano di fatto il perimetro di una politica culturale. Pur nella loro formalità essi rappresentano una scelta determinata, una linea precisa, una interpretazione particolare del compito. Il discernimento circa una politica culturale esplicitamente identificata non è tuttavia compito della Fondazione e di chi opera in essa. La Fondazione al contrario ha il compito e il dovere di farsi interprete di una politica della cultura elaborata istituzionalmente dagli organismi diocesani preposti. Il lavoro della Fondazione sente perciò la necessità di uno spazio diocesano di elaborazione, di sintesi e di verifica dell’intero impegno della chiesa di Bergamo in relazione alla pastorale della cultura. Attorno a questo tavolo anche la Fondazione Bernareggi potrà sedersi a fianco degli altri soggetti che lavorano in diocesi nel campo della cultura per dare il proprio contributo alla definizione e alla verifica di una linea comune. Senza questo lavoro di virtuoso appoggio al livello istituzionale, il lavoro della Fondazione rischierebbe di risultare generico quanto ai contenuti, inefficace quanto agli obbiettivi, inadeguato quanto ai metodi.

Approfondimenti nel documento in allegato